a mario

Certo, hai ragione, mi scrivi che se fossi a Trieste mi alzerei le gonne e mi bagnerei i piedi nell'acqua del mare. Certo, hai ragione, se fossi a Trieste lascerei entare il vento lo lascerei scardinare queste articolazioni ormai vecchie di tempo e di storie. E nell'acqua abbandonerei gli occhi, li darei in pasto ai pesci, questi occhi che un tempo dicevano indimenticabili.
Se fossi a Trieste, poi, me ne starei seduta in un bar, e mostrerei la mona, la mona in mezzo alle gambe, come nel film di Marco Ferreri, con la Ornella Muti, te lo ricordi? Che quando l'ho visto ridevo tutta dentro di me, perché quel gioco lì, a Trieste qualche volta l'ho fatto, ma solo se ero in compagnia di un uomo. Aprire le gambe e mostrare il pelo tra le gambe e vedere la faccia delle donne e gli occhi degli uomini e poi ridere, come ride chi pensa di avere tutte le vite davanti. Solo a Trieste sono così. Ho lasciato la mia anima tra Carso e mare, appesa a Duino, come la Dama Bianca, a penzolare da uno scoglio. Oppure persa nel giardino di Miramare.
E sai che lungo la Costa dei Barbari andavo a fare il bagno, in autostop, e ci ho scopato un sacco di volte, verso sera, su quelle spiaggette e tra quel verde selvatico, a farmi graffiare la pelle dai sassi e poi correre in acqua a lavarmi dalle tracce di sperma . Che malandrina sono stata, Mario, che malandrina.
E ti ricordi come ci siamo conosciuti?
Il mio primo blog -mille anni fa- e tu che ad un certo punto sei comparso con quei commenti pazzeschi, tutti pieni di sapere e di intelligenza sensuale, che pensai cazzo di questo io mi innamoro. E l'amante che avevo e leggeva il blog, impazziva ai tuoi commenti.
Poi -dopo quanto non so- le prime mail e io che volevo sposarti e non sapevo nemmeno chi eri. Credo siano passati cinque anni da allora, o forse più? Magari tu sei più bravo di me a tenere i conti.
E ancora adesso dialoghiamo ogni giorno -anche se tu abiti tanto lontano- e mi apri sempre a cose nuove. Uomo senza quiete. Mi ricordo quando mi raccontasti di quei tre giorni passati con due donne e di tutte le storie che avevi -che hai- e io ti dicevo di me, come a nessuno mai.
E poi incontrarci e quel fare l'amore così forte e così bello che per la prima volta mi venne da piangere, dopo, come credevo accadesse solo nei film. E il giorno dopo abbiamo fatto l'amore mordendoci come animali, come cuccioli affamati. E giocavi con il mo sesso con una sapienza che non avevo mai conosciuto e cavavi il piacere dal mio ventre venivo con te dentro e venivo con la tua lin gua e venivo con le tue mani. Le finestre aperte, ricordi, ti piaceva l'idea che qualcuno ci potesse vedere.
Mi dicevi che volevi vedermi mentre un altro mi scopava e abbiamo giocato con questa fantasia per un sacco di tempo, senza realizzarla mai.
Ora posto queste righe. Ti ho scritto di venirle a leggere.
E ora mi hai scritto, in questo momento, un sms che dice "Nina che non rilegge, che la vita è sempre un passo più avanti" (non le rileggerò certo che no.)
A Trieste oggi c'è di sicuro il vento. Lo sento che fischia.
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Marc Chagall, 'La sposa dai due volti'
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