venerdì, 16 maggio 2008

a mario

specchio

Certo, hai ragione, mi scrivi che se fossi a Trieste mi alzerei le gonne e mi bagnerei i piedi nell'acqua del mare. Certo, hai ragione, se fossi a Trieste lascerei entare il vento lo lascerei scardinare queste articolazioni ormai vecchie di tempo e di storie. E nell'acqua abbandonerei gli occhi, li darei in pasto ai pesci, questi occhi che un tempo dicevano indimenticabili.
Se fossi a Trieste, poi, me ne starei seduta in un bar, e mostrerei la mona, la mona in mezzo alle gambe, come nel film di Marco Ferreri, con la Ornella Muti, te lo ricordi? Che quando l'ho visto ridevo tutta dentro di me, perché quel gioco lì, a Trieste qualche volta l'ho fatto, ma solo se ero in compagnia di un uomo. Aprire le gambe e mostrare il pelo tra le gambe e vedere la faccia delle donne e gli occhi degli uomini e poi ridere, come ride chi pensa di avere tutte le vite davanti. Solo a Trieste sono così. Ho lasciato la mia anima tra Carso e mare, appesa a Duino, come la Dama Bianca, a penzolare da uno scoglio. Oppure persa nel giardino di Miramare.
E sai che lungo la Costa dei Barbari andavo a fare il bagno, in autostop, e ci ho scopato un sacco di volte, verso sera, su quelle spiaggette e tra quel verde selvatico, a farmi graffiare la pelle dai sassi e poi correre in acqua a lavarmi dalle tracce di sperma . Che malandrina sono stata, Mario, che malandrina.
E ti ricordi come ci siamo conosciuti?
Il mio primo blog -mille anni fa- e tu che ad un certo punto sei comparso con quei commenti pazzeschi, tutti pieni di sapere e di intelligenza sensuale, che pensai cazzo di questo io mi innamoro. E l'amante che avevo e leggeva il blog, impazziva ai tuoi commenti.
Poi -dopo quanto non so- le prime mail e io che volevo sposarti e non sapevo nemmeno chi eri. Credo siano passati cinque anni da allora, o forse più? Magari tu sei più bravo di me a tenere i conti.
E ancora adesso dialoghiamo ogni giorno -anche se tu abiti tanto lontano- e mi apri sempre a cose nuove. Uomo senza quiete. Mi ricordo quando mi raccontasti di quei tre giorni passati con due donne e di tutte le storie che avevi -che hai- e io ti dicevo di me, come a nessuno mai.
E poi incontrarci e quel fare l'amore così forte e così bello che per la prima volta mi venne da piangere, dopo, come credevo accadesse solo nei film. E il giorno dopo abbiamo fatto l'amore mordendoci come animali, come cuccioli affamati. E giocavi con il mo sesso con una sapienza che non avevo mai conosciuto e cavavi il piacere dal mio ventre venivo con te dentro e venivo con la tua lin gua e venivo con le tue mani. Le finestre aperte, ricordi, ti piaceva l'idea che qualcuno ci potesse vedere.
Mi dicevi che volevi vedermi mentre un altro mi scopava e abbiamo giocato con questa fantasia per un sacco di tempo, senza realizzarla mai.
Ora posto queste righe. Ti ho scritto di venirle a leggere.
E ora mi hai scritto, in questo momento, un sms che dice "Nina che non rilegge, che la vita è sempre un passo più avanti" (non le rileggerò certo che no.)

A Trieste oggi c'è di sicuro il vento. Lo sento che fischia.
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categoria: dedicato, voluttà, ninas body
lunedì, 12 maggio 2008

corpo poetico inquieto e denso

seta

Dale Zaccaria è poeta, autrice di bellissime poesie,  alcune delle quali sono presenti anche sul blog "Oboe sommerso". 
"Inedito per una passante", è il suo ultimo lavoro e sta per essere pubblicato presso la Manni Editore.
Dale mi ha fatto un grande regalo: con la sua voce calda e profonda ha interpretato un mia poesia -corpo poetico inquieto e denso: così  l'ha definita-, dandole sì un corpo vivo, di suoni e passione.
E' stato davvero emozionante per me sentire le mie parole animarsi della sua voce. Il risultato mi sembra straordinario ed è qui, per chi lo volesse ascoltare.





 
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categoria: poesie, in versi, storia di nina
venerdì, 09 maggio 2008

dedicato a nina e a molte donne inquiete

la sposa dai due voltiMarc Chagall, 'La sposa dai due volti'


"Avrebbe voluto che suo marito le dicesse che era bella e che il suo amante le dicesse che l'amava. Impossibile"


(Angeles Mastretta, "Mariti")
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categoria: donne, dedicato, cose così
giovedì, 08 maggio 2008

william claxton

chet  baker w.Claxtonfoto W. Claxton

L'abbandono, in un gioco di sguardi -che rimandano- e di pause e sospensioni da immaginare - nel silenzio che precede o forse segue il suono-. Bellissima questa foto che ritrae Chet Baker, davvero bellissima.
E l'abito a fiori, e le  mani assorte e il chinarsi di un volto. La nudità del torso, così fortemente maschile e la piccola scollatura, una femminilità che non richiede strepiti per essere viva.
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categoria: cose così
martedì, 06 maggio 2008

domenica

L. Ramothfoto L. Ramoth

Una festa di compleanno.
Amici di quelli che si vedono alle occasioni speciali. Non proprio amici, in fondo. Incrociati durante l'adolescenza, e visti nel tempo, nello scorrere degli anni, in queste occasioni. Di matrimoni e nascite, morti e compleanni.
E sotto i grandi tigli, e tra i cani che giocano, le parole si ritrovano in ricordi comuni.  E i figli, diversi di generazioni, giocano e parlottano insieme.
Non tutti abitano vicino. Alcuni parlano accenti diversi e ricordano, nei colori, luoghi lontani. Ma l'ombra dei tigli ci accoglie tutti.
E parole e ricordi rotolano da cuore a labbra e diventano il tessuto leggero  di queste ore,  di questo pomeriggio di inizio maggio.
E una foto ci ricorda tutti, insonni giovani in un giorno passato tra i monti. E la sigaretta proibita che passa dalle labbra di uno a quelle dell'altro. E un burlone tra noi scattò la foto.
E poi quella sera che andavamo per il sentiero, sotto la luce della luna, parlando parole di fumo -i colpi di tosse soffocati nel silenzio della notte- parlando di come avremmo sistemato il mondo, insieme, di sogni e di rabbie e solitudini dentro.
E poi le vite di ognuno. Impreviste e azzardate, giocate a carte scoperte -qualcuno-.
E penso -guardando questi figli, ragazzi e ragazze di unghie laccate o di viaggi in Australia a lavare piatti  nei ristoranti di Melbourne-.
E penso -davanti a queste barbe incolte, a questi sogni e progetti e voglia di correre e trovare il posto dove nessuno è stato mai-.
Penso che la magia c'è sempre, un po' nascosta forse, ma la magia c'è ancora.
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categoria: storia di nina
lunedì, 05 maggio 2008

p.s.

nina
Con un amico blogger ci scambiamo considerazioni riguardo alla foto con la quale ho accompagnato il post precedente.
I miei jeans slacciati
e un post sulla violenza

voglio riportare qui una cosa che gli ho scritto:

Io mi fotografo la pancia,
i pantaloni aperti,

Sono invitante
-o almeno voglio esserlo-
 Invitante e seduttiva.

Ma nel mio porgermi c'è
una piccola perfidia:
io mi mostro
ora
a
te
ma il corpo è lo stesso
che qualcun altro prese
e
tu
-in fondo-
tu che guardi
potresti finire
per
immedesimarti
in lui
(anzi )
in
loro.

perché nessuno si senta del tutto inncocente
-nemmeno io-
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categoria: storia di nina
lunedì, 05 maggio 2008

verso et recto

nina


Scrivere serve a ripulire la nostra mente da emozioni lontane. Scrivere serve a dare una testimonianza. Scrivere è per me un vizio -come il mio titillarmi i capelli-.

A volte quanto si scrive non è direttamente legato a ciò che si è vissuto, a volte lo è solo in parte. A volte si scrive di sè, ma non è solo di sè che si vuole parlare. La scrittura vive da sè, non necessariamente legata alla cronaca dei propri vissuti.

Così è anche per queste righe.
Impossibile annullare l'esperienza di una violenza, anche se ormai lontanissima nel tempo. Impossibile non domandarsi che donna sarei stata se non fosse accaduto.
Impossibile non pensare a tutte le donne che l'hanno vissuto.


Scriverne è un modo possibile per salvarsi.


RECTO

Petali cremisi

fioriti sul suo seno,

sbocciati sulle sue spalle.

Uscendo da lei

l’uomo agganciò per sempre a sé

il fiato della fanciulla.

Così che,

camminando

o correndo,

o semplicemente

respirando,

lei

avrebbe ricordato.

Cancellare

il

proprio

respiro

sarà

quindi

l’unico

modo

che

le

rimarrà

per dimenticare.

 

 

 VERSO

Di fiori cremisi

Si accese la sua pelle.

Piccoli petali

Fiorirono sul suo seno

Sbocciarono sulle sue spalle.

Di sangue si tinse la sua pelle

Tra le gambe

Piccole gocce

Di sperma

Quando l’uomo uscì da lei

Sulle labbra conservava il sapore

Della sua pelle di bimba

Aveva le gambe molli per lo sforzo

La testa senza pensieri.

Guardava il corpo sotto di sé,

il cui respiro era più lento, ora.

Le guardava le gambe

Ancora allargate

Nella posizione in cui l’aveva costretta

Penetrandola.

Se ripensava a quel momento

Ancora gli girava la testa.

E una nuova impossibile erezione lo trafisse

Al ventre.

Prenderla ancora

Prenderla

Prenderla

Prenderla

Diventerà la sua ossessione

Quelle gambe

Quelle braccia

Quei piccoli seni.

Suoi

E di nessun altro

Le posò la mano sul petto.

Un gemito

Come di bambola

Lo arrestò.

La guardò negli occhi cerchiati

di scuro.

La guardò nei pensieri

stanchi.

La guardò.

E sentì che poteva ricominciare.

 

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lunedì, 05 maggio 2008

buona settimana

HPIM1567
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lunedì, 28 aprile 2008

non voglio

William Kleinfoto W. klein

Non voglio ammaestrare il cambiamento.
Non voglio evitare  rughe e  cedimenti.
Voglio invecchiare così come sono.
Ho vissuto senza imparare
a fingermi altro
da ciò che sono
Non ho voglia di imparare adesso.
La vita è altro
E' molto più grande
Dei segni del tempo.
Ci con stati tempi di
Fiati e respiri
Corti e impauriti.
Poi tempi di respiri profondi
e richiami e inseguimenti.
Ora è un tempo che ancora non conosco
E' l'onda successiva
Quella che giunge.
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lunedì, 28 aprile 2008

dedicato a DeepDungeonDark

w. kleinfoto W. Klein

"Passo da te
e ti leggo in silenzio
in silenzio penso
come sei cambiata"

Mi scrive così, l' amico blogger, mi scrive così in pvt
e gli rispondo che ha ragione
che sono cambiata
e che apprezzo la gentilezza del suo sguardo, che sa cogliere
differenze e passaggi.
Il tempo ci cambia
e passiamo di forma in forma.
E le parole che ci dicono
si muovono come acqua,
assecondando il moto
del nostro mutamento.
Le mie parole cambiano con me.
Se così non fosse,
smetterei di scrivere.


nina
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categoria: dedicato